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I Medici erano allora ritornati al potere.
Inviato un forte esercito nella zona di Arezzo che si era ribellata,
suscitarono le paure dei senesi. Siena, che sino ad allora era riuscita
a conservare la propria indipendenza, temeva ora di essere annientata.
Dato il comando a Piero Strozzi, acerrimo nemico dei Medici, l'esercito
senese si diresse subito in Valdichiana. Occupati Lucignano e Chiusi,
puntò subito su Marciano, accerchiandolo. Ma i fiorentini
avevano munito potentemente la rocca con un presidio di mille fanti.
Brillò allora la figura del marcianese Brandino Brandimarte
che ebbe il comando del presidio, come ricorda una lapide posta
nella piazza principale del paese. Il comandante della piazzaforte
Lattanzio Pichi, temendo di essere sopraffatto si arrese allo Strozzi.
Poco dopo cadde Foiano. Il Marchese di Marignano, accampato all'assedio
di Monte San Savino, si spinse verso Marciano per attaccare lo Strozzi.
Un enorme numero di uomini venne a trovarsi tra Marciano e Pozzo.
Il 1° agosto del 1554, dopo varie scaramucce, i due schieramenti,
in pieno assetto di guerra e forti di decine di migliaia di uomini
vennero allo scontro. Le truppe senesi vennero sopraffatte e in
parte annientate. Questa grande battaglia del '500 passò
alla storia come Battaglia di Marciano, perché la rocca venne
ad essere al centro della disposizione tattica.
A ricordo della grande battaglia che annientò definitivamente
Siena, Cosimo I ordinò al Bartolomeo Ammanati di edificare
un tempio nel luogo della vittoria e una colonna marmorea venne
eretta in Firenze, in piazza S. Felice.
Sempre a quegli anni risale la creazione dell'Ordine dei Cavalieri
di S. Stefano, di cui venne a far parte la stessa chiesa di Marciano.
Dopo queste mirabili e terribili vicende, Marciano ebbe vita pacifica
rimanendo sotto le dipendenze di Firenze sino al 1860. La fedeltà
alla città del Giglio fu ripagata col poter apporre sullo
stemma comunale lo stesso Giglio di Firenze.
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