Chiesa dei SS Stefano ed Andrea.
La chiesa si trova nella parte alta del centro
abitato, laddove la collina volge al termine. Essa è stata
costruita utilizzando parte delle mura castellane, abbattute nel
tratto corrispondente, accanto alla rocca e separata da essa solo
dalla stretta viuzza che porta al Porticciolo.
La pieve originaria, probabilmente antichissima, aveva il titolo
di S. Pietro in Agello o a Ficareto. Nei secoli X-XII, la sempre
maggiore importanza di Marciano spinse a trasportare il fonte battesimale
nella chiesa suffraganea di S. Stefano in Marciano. Uno schizzo
del 1440 localizza una chiesa nei pressi dell'attuale, a forma di
oratorio a loggia, con parete di fondo affrescata. Dopo la vittoria
di Scannagallo la chiesa venne sottoposta a grandi lavori, e divenne
sede della prima investitura dei cavalieri dell'Ordine di S. Stefano.
I lavori iniziarono nel 1588 e la chiesa venne aperta al culto nel
1592. La sua consacrazione fu effettuata nel 1750 dal vescovo aretino
Incontri, come ricorda una lapide marmorea a sinistra della porta
maggiore.
Danneggiata durante il secondo conflitto mondiale, la chiesa è
stata restaurata definitivamente nel 1980.
Si segnala sul lato destro della chiesa un piccolo edificio in mattoni,
oggi canonica, ritenuta cappella connessa al vicino Palazzo dei
Priori.
Il visitatore entrando nella chiesa, avverte subito la maestosa
vastità e compostezza dell'edificio, suddiviso in tre navate.
Su tutta la chiesa aleggia la serenità del rinascimento.
L'interno misura metri 32 per 18; le tre navate, a tutto sesto,
poggiano su 12 robusti pilastri. Due scaloni di travertino bianco
danno accesso all'abside a crociera, riccamente decorata.
Gli altari della chiesa sono sette: quello centrale e sei laterali,
tre per lato. Visitiamoli.
1- Primo altare della navata destra. Su una
predella quadrangolare in pietra si ergono due belle colonne rastremate,
con capitelli ionici, ornati di stemma. L'arco che li unisce è
intagliato da formelle decorate a rosoni. Probabilmente fa parte
della chiesa antica. Gli stemmi presenti sono il Giglio fiorentino
e lo stemma della famiglia Franchi. Ma l'altare si segnala soprattutto
per un prezioso dipinto attribuito a Bartolomeo della Gatta (1448-1502:)
"Madonna con Bambino e Santi". La Madonna vi è
rappresentata in trono col Bambino. La scena è inondata da
una diffusa luce solare che addolcisce una certa durezza del tratto,
di ascendenza pollaiolesca. Il visitatore si fermi a gustare la
rarefatta bellezza del cielo, dal limpido azzurro solcato da sottili
nubi bianche: i critici vi vedono chiare ascendenze da Piero della
Francesca, ascendenze rafforzate anche dai giuochi di chiaro scuro
proiettati dalle figure.La Vergine appare assisa al centro, su un
trono riccamente decorato ed indossa una veste rossa e un manto
azzurro rifinito in oro; sul petto una spilla dorata. S. Cristoforo,
dalle mani grosse ed impacciate, si trova alla sinistra della Vergine,
nell'atto di accogliere il Bambino tra le braccia. S. Giacomo appare
completamente assorto nella lettura, stupendamente definito nelle
masse di colore e luce.
Nel quadro, che è sicuramente l'opera di maggior valore presente
in Marciano, traspare anche la conoscenza approfondita della scuola
fiamminga che Bartolomeo studiò probabilmente ad Urbino.
L'artista, in questa stupenda tavola, riuscì a fondere mirabilmente,
in modo armonico e personale, le diverse componenti culturali della
sua formazione pittorica.
2- Secondo altare della navata destra. Due lunghe colonne rastremate,
con capitelli compositi, sorreggono un grande architrave decorato.
Il dipinto, attribuito prima al Vasari, oggi e riconosciuto opera
di un pittore locale del '600, che risente del manierismo toscano,
presenta i santi Andrea e Stefano nell'atto di guardare Gesù
Crocifisso. Dietro S. Stefano è la Vergine in atto di preghiera.
3- In fondo alla navata il terzo altare, appartenente alla Fraternita
comunale. Al centro, La Madonna con ai piedi S. Fabiano e S. Sebastiano
inginocchiati. S. Fabiano indossa un piviale di damasco con disegni
in argento; la mitra appoggiata su un gradino. Sulla sinistra S.
Sebastiano indossa una veste verde. E' un pregevole dipinto del
tardo '500 con spiccate influenze vasariane.
4- Altare centrale. Realizzato in marmo e finemente lavorato venne
trasportato nel 1949 dal monastero di S. Maria delle Vertighe in
sostituzione del precedente in legno andato distrutto in un incendio.
5- Primo altare della navata sinistra. Detto altare di S. Antonio
è un tentativo di copia di quello che gli sta di fronte.
6- Secondo altare della navata sinistra. Una Vergine seduta di profilo
con veste rossa e manto verde sorregge il Bambino mostrandolo ai
re genuflessi; dietro sono S. Giuseppe e una servente seduta. Il
quadro, ritenuto opera del Vasari, viene oggi attribuito ad Orazio
Porta savinese.
7- Terzo altare della navata sinistra. Appartenente al Comune vi
è raffigurato Cristo in cielo attorniato da cherubini. Sulla
destra S. Bernardino da Siena con un vescovo genuflesso. Sulla sinistra
Santa Maria Maddalena e forse Santa Caterina da Siena. Il quadro
è attribuito a Ulisse Ciocchi di Monte San Savino.
Il Visitatore potrà ora soffermarsi
su altri importanti elementi artistici della chiesa.
Ai lati dell'altare maggiore, nella parete di fondo dell'abside
due affreschi in finta nicchia: S. Sebastiano sulla destra e S.
Fabiano sulla sinistra.
S. Sebastiano ha un drappo bianco attorno alla vita, la nicchia
è dipinta in azzurro.
S. Fabiano papa, con ricco piviale bianco e bella veste drappeggiata,
con tiara in testa, è rappresentato con un libro tra le mani.
Sono entrambi di artista locale del XVII secolo.
Sulla sinistra della porta maggiore un affresco, posto a circa due
metri dal pavimento raffigurante il battesimo di Gesù.
L'affresco, rovinato dallumidità
e da successivi interventi è poco leggibile. E' attribuito
ad autore del XVI secolo.
Sopra il portone centrale della facciata un grande crocifisso in
legno scolpito, in proporzioni oltre il naturale. Di elevata fattura
appartiene ad un ignoto artista toscano del XVI secolo.
Sul lato destro della chiesa, il fonte battesimale. E del
XVII secolo opera di un artigiano locale.
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